Un’occasione per ripensare la cultura.

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Un’occasione per ripensare la cultura.

Il colloquio dell'esame di maturità 2020: un’occasione per ripensare la cultura. Ad evitare di ritrovarsi in un’aula scolastica e accorgersi che la sc

Il colloquio dell’esame di maturità 2020: un’occasione per ripensare la cultura. Ad evitare di ritrovarsi in un’aula scolastica e accorgersi che la scuola non c’è.

Un’occasione per ripensare la cultura

Rendere l’esame memorabile e trasformare il ricordo in un sogno. Proporre argomenti che consentano a docenti e discenti di rigenerarsi. Superare le barriere disciplinari e creare cultura in forma nuova. Se si va  alla ricerca di sintonie fra materie di solito isolate, lo si può.

Ordinanze misteriose

Non è chiaro fino a che punto la prospettiva evocata possa trovare riscontro nelle disposizioni ministeriali sull’esame. Queste appaiono un po’ confuse. In qualche punto l’espressione risulta non del tutto perspicua. L’uso della lingua italiana talora è alquanto disinvolto e involuto ad un tempo.

Le due culture

Umanesimo e scienza. Nell’abitudinaria prassi scolastica due culture. Ora è tempo di ritrovare la loro unitarietà. Scoprire umanesimo nella scienza e scienza nell’umanesimo. Collaudare questa convergenza fino a scoprire la simbiosi è un cimento esaltante. Gli attimi del colloquio resteranno impressi come un’esperienza eccezionale.

Studi classici e studi scientifici

Consideriamo, ad esempio, Liceo Classico e Liceo Scientifico. Al Classico lo studio del mondo greco e latino privilegia l’aspetto letterario. Allo Scientifico lo studio della realtà matematica di consueto esclude rimandi alla letteratura italiana. Eppure queste separazioni nascondono la complicità tra filosofi e matematici come quella fra matematici e poeti.

Greco e matematica al Liceo classico

Liceo Classico. Esiste un’opera di Silvio Maracchia in due volumi dal titolo Matematica in Aristotele. Opera fondamentale, come evidenzia Emilio Ambrisi nel recensirla. Vi sono passati in rassegna tutti i passi matematici dello Stagirita. E viene in mente anche Platone. Nel suo Menone Socrate con l’arte maieutica  insegna a uno schiavo come risolvere un problema di geometria. Lo stesso Platone diffida chi ignori la geometria dal tentare di entrare nell’Accademia,  tempio del sapere: Ἀγεωμέτρητος μηδεὶς εἰσίτω. Ebbene, perché non scegliere un passo matematico di Platone o Aristotele? Ne sarebbero contenti anche esponenti della filosofia matematica come Gottfried Wilhelm von Leibniz, Bertrand Russell, Hao Wang, …

Italiano e matematica al Liceo scientifico

Liceo Scientifico. Esiste un bellissimo saggio di Giuseppe Palamà dal titolo Matematica e poesia. Giustamente Emilio Ambrisi ne segnala l’importanza. Scrive fra l’altro Giuseppe Palamà nell’accomunare matematici e poeti:

“Per entrambi la creazione è frutto di un poderoso lavoro di immaginazione e d’intuizione, senza del quale il matematico non può aprire vie nuove alla sua scienza ed il poeta non può animare  il mondo che dovrà vivere poi nella sua opera d’arte”.

Ben ne era conscio  Dante Alighieri.

La cultura medioevale  comprendeva, come si sa,  sette vie per il sapere: grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, musica, astronomia. Le arti del trivio e del quadrivio erano complementari. La rivoluzione scientifica avrebbe poi introdotto una potenziale  separazione, destinata a diventare vero e proprio divorzio dopo Galileo Galilei. Torniamo a Dante Alighieri. La Commedia presenta passi  attinenti ad aritmetica e geometria. Eccone alcuni:

  • Purgatorio, VI, 1-3 per il calcolo delle probabilità.
  • Paradiso, XIII, 94-102 per il “chiarire, se in un semicerchio, preso il diametro come lato, si possa iscrivere un triangolo che non abbia un angolo retto” come spiegato in Scartazzini-Vandelli.
  • Paradiso, XXVIII, 88-93 per la progressione geometrica.
  • Paradiso, XXXIII, 127-141 per il problema della quadratura del cerchio. [Vedi:Dante alla maturità]

Oltre l’esame

Forse non sarà possibile proporre argomenti di greco e matematica o di italiano e matematica come sopra esposti. In ogni caso riflettere su di essi può essere occasione di ripensamento della funzione docente. Mi riferisco ai docenti militanti sul campo e non ai tanti esperti che da piattaforme informatiche, televisioni, radio imperversano in una proliferazione di offerte che si risolve in una congerie di contenuti irrelati. Un  supermercato di lezioni frontali che non ha niente a che vedere con  la creazione culturale alla Lucien Goldmann.

Argomenti e programmi

Gli argomenti esposti sopra non trovano riscontro nelle Indicazioni Nazionali? A ben vedere, non è così! Ma in ogni caso che senso ha un cultura che si riduca a ciò che è previsto? I contenuti programmatici, una volta acquisiti, non sono da intendere come rampe di lancio per personali rielaborazioni? Viene in mente la metafora machiavelliana degli arcieri prudenti, cioè saggi, accorti, esperti, che per raggiungere il bersaglio mirano più in alto.

Un auspicio

C’è da augurarsi che queste note, se non saranno utili per l’esame di questi tempi, lo siano per il sorgere di una nuova coscienza possibile. Una coscienza alternativa condivisa da docenti e discenti contro ogni subdola manovra.  Altrimenti si corre il rischio che chi è in cattedra si ritrovi a parlare a banchi con studenti tutti presenti in persona e tutti spiritualmente assenti. Sarebbe ben triste ritrovarsi in un’aula scolastica e accorgersi che la scuola non c’è.

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