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La didattica della matematica in Italia: Vittorio Checcucci

Il decennio d’oro della didattica della matematica in Italia. Le iniziative e i  grandi protagonisti. La figura di Vittorio Checcucci.

Vittorio Checcucci (1918-1991)

A coloro che si occupano di insegnamento della matematica non dovrebbe essere sconosciuto il nome di Vittorio Checcucci (1918-1991). Fu peraltro tra i primi titolari, se non il primo, di una cattedra di Didattica della Matematica istituita nelle Università italiane. Cattedra che ricoprì fino a quando le condizioni di salute non lo costrinsero a ritirarsi dall’insegnamento.

Tiziana Bindo, che l’ambiente dell’insegnamento della matematica l’ha praticato e vissuto ai vari livelli (per un dodicennio, dal 2009 al 2020, anche nel direttivo nazionale della Società  Mathesis), ne fu allieva a Pisa e l’ha sempre ricordato con parole di gratitudine. La gratitudine che si deve ai Maestri e che lei esprime così: “Con Lui ho fatto la tesi di laurea sul valore dei giochi e con Lui ho sostenuto sia l’esame di Geometria al primo anno, che quello di Didattica della Matematica. Ho vissuto l’esperienza dei laboratori di didattica nella palazzina di via Derna. Cinquant’anni fa Checcucci aveva idee che ancor oggi sarebbero all’avanguardia”.

Bruno de Finetti nutriva per lui stima e simpatia.

Lo invitò a collaborare al rinato Periodico di Matematiche. L’invito lo rese pubblico con una pagina di quel numero d’inizio della nuova serie V del dicembre 1972 che titolò: Il «terribile» Checcucci [VEDI].  “Il «Periodico» – scrisse – spera di poter presentare, regolarmente o quasi, in una rubrica con questo titolo, le osservazioni terribilmente caustiche ma stimolanti e fondamentalmente sagge di Vittorio Checcucci, della Università di Pisa, strenuo combattente per il rinnovamento della comprensione della matematica nella scuola”. Quale esempio di osservazione terribilmente caustica, de Finetti riportava la risposta di Checcucci ad un docente che partecipava a un corso di aggiornamento.

Ecco, dal racconto di de Finetti, quanto avvenuto in quella sede: “Al docente che, richiesto di dire come avrebbe enunciato e dimostrato il teorema di Talete, rispose nel modo consueto, Checcucci obiettò: «È volgare!». Putiferio. Ristabilita la calma, venne subito chiarita l’obiezione: perché non usare in quel caso, dove sarebbe riuscita particolarmente adatta, la terminologia insiemistica tanto bene accetta in lezioni specificamente dedicate ad esse?”

La speranza di de Finetti si realizzò in parte.

Le “puntate” di Checcucci, causa i numerosi impegni, furono solo due, nel 1973 e nel 1974. La seconda, Una mostra di materiale didattico per l’insegnamento della matematica (1/1974),  piacque tanto a de Finetti che non si limitò a presentarla con il solito entusiasmo, ma se ne servì per caldeggiare una delibera assembleare della Mathesis con la quale si chiedeva un contributo al Ministero dell’Istruzione  per  l’anno  scolastico 1975-76  quale  sovvenzione per l’ utilizzazione delle mostre didattiche più qualificate (Emma Castelnuovo, Vittorio Checcucci, Sebastiano Conte, Mario Ferrari, Lina Mancini Proia, Liliana Ragusa Gilli) e trasformarle in mostre itineranti così da poterle portare anche nelle località più periferiche.

Quella puntata sulle mostre si ripropone qui [VEDI] anche per testimoniare la ricchezza di vedute di quegli anni Settanta del secolo scorso, che bene potrebbero definirsi decennio d’oro per la scuola e la storia della didattica della matematica in Italia.

La prof..ssa Tiziana Bindo

Fatto è che in quella storia Vittorio Checcucci ha lasciato tracce indelebili.

Tra queste la traduzione che curò per conto dell’Unione Matematica Italiana (UMI), insieme a Tullio Viola e Modesto Dedò, dello School Mathematics Project per la scuola media: il progetto vide la luce presso la Zanichelli nel 1973, completo di guide per gli insegnanti. L’anno successivo pubblicò il suo corso Matematica e realtà sempre per la scuola media, un adattamento alla scuola italiana dello S.M.P.. E, ancora, è da ricordare la cura che dedicò all’ideazione delle mostre didattiche di cui già si è detto e alla formazione degli insegnanti nonché all’azione costantemente diretta ad unire ricerca e sperimentazione didattica. Cosa che realizzò attraverso il sostegno al progetto Prodi, Matematica come scoperta, che fu oggetto di sperimentazione nei Nuclei di ricerca didattica, costituiti con il contributo del CNR a partire dall’anno scolastico 1975/76.

Nel 1979, al Quinto Convegno sull’insegnamento della matematica organizzato dall’UMI, a Ferrara, Vittorio Checcucci tenne la prima delle relazioni sull’attività dei gruppi di ricerca didattica. Parlò a nome dei gruppi di Pavia, Pisa e Trieste, esordendo:

«Nell’aprile del ’76 fu presentato a Bologna il progetto “Matematica come scoperta” con queste premesse: che si trattasse di una sperimentazione concreta, che sviluppasse i programmi nei dettagli, esplorasse la metodologia opportuna e fissasse anche i criteri di valutazione degli allievi rispetto alle mete formative stabilite. Per tre anni la sperimentazione ha avuto luogo parallelamente nei tre nuclei di Pavia, Pisa, Trieste; a partire da quest’anno si è fusa in un unico nucleo su tre sedi».

Ascoltarlo in quell’occasione fu un piacere.

Ero partito in macchina da Roma, all’alba. Con me Bruno Rizzi e Albino Borelli. Al ritorno, io e Rizzi stilammo un resoconto che comparve nel numero 2-3/1979 del PdM [VEDI]. Fu un convegno carico di stimoli e di novità, animato dalla presenza e dalle battute di molti dei personaggi che allora illuminavano il dibattito didattico e, tra questi, un Checcucci strenuo combattente per il rinnovamento della comprensione della matematica nella scuola, come aveva scritto de Finetti con ammirazione evidente. A Checcucci riconosceva una conoscenza dei docenti e della scuola e una disponibilità a pensare in chiave didattica che altri non avevano. E non perse occasione per sottolinearlo. Presentando i tre volumi del corso Matematica e Realtà, scrisse: è un avvenimento che va segnalato. La diffusione di un’impostazione di questo genere nella scuola italiana significherebbe un “salto di qualità” di portata inestimabile.

B.de Finetti non fu il solo, né il primo, a lodare in Checcucci il teorico di una didattica improntata a una sorta di «strategia della tensione» come salutare «terapia d’urto» contro distorsioni e fraintendimenti. Anche Modesto Dedò e Carlo Felice Manara manifestarono analoghi sentimenti. Condirettori del Periodico, sentirono l’esigenza, in quel numero unico che segnava la fine delle pubblicazioni della IV serie della rivista (1921-1970), di “dover presentare” ai lettori l’articolo Problemi ed esigenze dell’insegnamento della matematica. Un articolo che si invita a leggere perché illuminante di tante attività poi svolte negli anni successivi e dei tanti intramontabili problemi dell’insegnamento della matematica. [VEDI].

Vittorio Checcucci morì a Pisa il 7 luglio 1991.

Altre notizie su Vittorio Checcucci si possono attingere dalle pagine d’archivio per la matematica di Gabriele Lucchini

 

 

 

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